La storia di Villa Betania

"Cosi dunque, finché ne abbiamo l'opportunità, facciamo del bene a tutti"
(La Bibbia, Galati 6:10)

Perché una storia?
L'Ospedale Evangelico Villa Betania, che opera a Ponticelli per la Sanità Pubblica dal 20/10/1968, è sorto per la volontà e l'impegno di tutte le denominazioni delle Chiese Evangeliche allora presenti in Napoli. Le ragioni che hanno ispirato questa nostra istituzione vanno indietro nel tempo.
Dopo l'ultima guerra, la città di Napoli era afflitta da condizioni sociali e sanitarie molto precarie per una quota consistente di popolazione. E' stato proprio per rispondere a queste esigenze che i cristiani evangelici di questa città, rappresentanti di una significativa minoranza religiosa presente nel nostro Paese da secoli, avvalendosi della solidarietà dell'Ecumene internazionale, hanno ritenuto di spendere la propria testimonianza di fede anche offrendo un servizio alla salute della persona in un quartiere popolare della città con disagi sociali ancora presenti tutt'oggi e nel quale l'Ospedale Evangelico costituisce l'unico presidio per una popolazione che ammonta a circa 300.000 unità. La struttura, completamente rimodernata in rispetto della legislazione vigente, offre 147 posti letto ed una buona organizzazione per la diagnostica.
E' nostro proposito, per rispondere alle sfide che ci stanno davanti, procedere al più presto all'ampliamento dell'Ospedale il cui progetto è in fase di ultimazione.

Iniziò così...
La storia dell'Ospedale Evangelico è strettamente legata con quella della Napoli del dopoguerra, che porta indelebilmente l'impronta di una notevole personalità di un medico evangelico: Teofilo Santi. Il medico apparteneva ad una famiglia pastorale che dal 1905 gestiva una casa per orfani:"Casa Materna". Si era laureato nel 1923 ed aveva sognato di poter dare la propria opera di medico in una missione in Africa.

Nell'inverno 1944-45 Napoli era una città affamata, semidistrutta dai bombardamenti aerei e navali e poco lontana da Cassino, dove si continuava a combattere. Circa 40.000 persone erano rifugiate nelle grotte circostanti la città. Nel tempo libero, il dr. Santi svolgeva attività ambulatoriale a Portici, presso "Casa Materna". Un giorno vide arrivare una madre con un bambino denutrito e malato. Veniva a piedi da Napoli ed abitava nelle grotte di Capodimonte insieme con molti altri senzatetto.

Fu quando il dr. Santi andò a visitare questo bambino "a casa" che di convinse che la sua missione si sarebbe dovuta svolgere non in Africa ma tra il suo popolo. Da quel momento la sua principale preoccupazione fu di informare tutti gli evangelici napoletani della sua"scoperta" e di sensibilizzarli il più possibile.


Le grotte di Capodimonte

Le Chiese Evangeliche Napoletane, da sempre attive nell'opera sociale, risposero all'appello del dr. Santi: supportati ed incoraggiati anche dai tanti evangelici facenti parte delle truppe alleate, alcuni giovani presero l'impegno di accompagnare il medico nelle sue visite settimanali alle grotte e, contemporaneamente, le comunità istituirono una riunione mensile comune per raccogliere fondi per finanziare quest'opera.
Ben presto il sogno del dr. Santi aveva contagiato tutti gli evangelici: aprire a Napoli un Ospedale Evangelico. Oltre agli altri aiuti, un sostegno pratico prezioso fu dato da un cappellano americano che, prima di trasferirsi con le sue truppe, lasciò a Napoli medicinali ed attrezzature sanitarie che servirono al dr. Santi per la sua opera nelle grotte. Poiché, però, il tempo passava e l'afflusso di denaro non era quello sperato, fu suggerito al dr. Santi di cominciare ad aprire un ambulatorio in una sala della Chiesa Valdese di Napoli. Nel giro di un mese il servizio ambulatoriale, dotato di un apparecchio a raggi x, ebbe inizio. Le cure per i più poveri erano gratuite ed il dr. Santi fu subito affiancato da un gruppo di studenti e laureanti in medicina, evangelici e non, desiderosi di dare un aiuto concreto. Ben presto, alle visite ambulatoriali si aggiunsero piccoli interventi chirurgici, che si tenevano in un albergo di Corso Umberto al costo di 7 lire al giorno. Nacque un comitato provvisorio per l'Ospedale formato dai pastori delle Chiese Evangeliche di Napoli e da un rappresentante laico per ogni chiesa. Nel giro di tre anni gli ambulatori erano diventati tre, tutti situati in quartieri poveri. Continuavano intanto le ricerche di un terreno dove costruire l'Ospedale. I fondi erano sufficienti per l'acquisto del suolo, ma non per la costruzione ed il funzionamento della struttura. (continua)

La storia
2^parte